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Le frane in Campania

Rassegna stampa

Il Corriere della Sera
Domenica 10 maggio 1998
Franco Foresta Martin

"Da trent'anni diamo l'allarme e ora vogliono ridurre anche le nostre funzioni"
Il presidente dell'Ordine dei geologi, De Paola: "bene se ci assumono in tremila, ma devono tener conto dei nostri divieti a costruire"

 

De PaolaROMA - Presidente, dopo tanti appelli inascoltati, stavolta il governo si è accorto che voi geologi esistete. Sembra che ora per il monitoraggio del territorio nazionale vogliano finalmente assumere tremila geologi.

Pietro De Paola, presidente dell'Ordine dei geologi, prima ricercatore all'Università di Napoli, poi libero professionista con la specializzazione in geologia ambientale, non nasconde la sua soddisfazione, ma non può fare a meno di restituire tutti i colpi che ha dovuto incassare.

« Da 30 anni il nostro Ordine lancia allarmi. Vedere che le nostre istanze vengono prese in considerazione non può che rallegrarci. Non è corporativismo. E' nell'interesse della collettività. In Italia si realizzano opere con una visione del territorio statica. L'ingegnere progetta la sua bella autostrada senza tenere conto della dinamica della crosta terrestre. Ci sono fenomeni che evolvono in tempi lunghissimi, geologici, come si suol dire; ma altri che si possono manifestare improvvisamente, e che bisogna prendere seriamente in considerazione in sede di pianificazione e di progettazione ».

Come le frane, tanto per fare un esempio.

«Già, le tante frane che affliggono il nostro territorio. Ci sono le frane storiche, che evolvono lentamente, nel corso dei secoli, come quella di Ancona; e frane improvvise, che rovesciano tonnellate di fango in pochi secondi. Ma quanti piani urbanistici e quanti studi progettuali di infrastrutture civili ne tengono conto? »

Ma la legge attualmente in vigore non prevede forse il parere tecnico di un geologo, oltre a quello di un ingegnere o di un architetto, per verificare la compatibilità di una qualsiasi opera civile col territorio?

«Si, ma in maniera assolutamente inadeguata. Pensi che la normativa tecnica più aggiornata in tal proposito, la 11/3/1988, limita l'intervento del geologo solo alla descrizione dell'aspetto naturalistico. Da noi vogliono soltanto qualche pennellata sul paesaggio. E come se ciò non bastasse, questa norma è ora in revisione al ministero dei Lavori pubblici perché vogliono ulteriormente limitare le nostre competenze. E noi stiamo facendo il braccio di ferro da mesi per impedirglielo. Evidentemente i nostri pareri professionali sul territorio non sono graditi né a ingegneri né ad architetti ».

Forse è per questo che moltissimi geologi in Italia restano disoccupati o si dedicano ad altri lavori, mentre un organo tecnico di Stato, come il Servizio geologico, si dibatte da anni in una grave crisi di identità.

« Posso dare delle cifre significative. Su 12 mila iscritti all'ordine, solo 3 mila lavorano a tempo pieno. Gli altri 9 mila, sono più o meno precari. E poi ci sono altre migliaia di giovani laureati, non iscritti all'ordine, totalmente disoccupati. Quanto al Servizio geologico di Stato, uno dei suoi principali compiti, la compilazione della cartografia nazionale con scala al 50.000, indispensabile per la conoscenza del territorio e il suo corretto uso, langue da anni. In 10 anni, su 650 tavole, ne sono state fatte qualche decina per mancanza di finanziamenti ».

Ma ora sembra proprio arrivare il reclutamento di 3 mila geologi.

«Provvedimento benvenuto: i nostri professionisti potrebbero svolgere un eccellente lavoro di monitoraggio. Ma non basta. Bisogna aggiornare la normativa, completare la cartografia. Insomma incorporare nel Paese la cultura geologica».

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