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Le frane in Campania

Rassegna stampa

Il Giornale
07.05.1998
Luca Ottenziali

«Attenti, non è solo colpa del maltempo»
I geologi: senza manutenzione del territorio aspettiamoci altre tragedie

Le condizioni di salute del nostro territorio fanno rabbrividire. Negli ultimi 80 anni si sono verificati 5.400 alluvioni e più di 11.000 frane. I danni causati dal dissesto idrogeologico negli scorsi 20 anni ammontano a 30.000 miliardi, pari a 1.500 miliardi l'anno e, ciò che è peggio, sono state registrate oltre 100 vittime nell'ultimo triennio. Questi dati non provengono da una fonte scandalistica, ma da un esperto quale Andrea Todisco, capo del dipartimento della Protezione civile, ma soprattutto colui che per diversi anni è stato direttore del servizio geologico di Stato.

Le cause delle frane sono in genere determinate da una miscela di fattori naturali e dal poco corretto intervento dell'uomo sul territorio: «Nel caso degli attuali luttuosi eventi della Campania la componente prevalente è però di origine naturale. Le persistenti, lunghe e lente piogge di questi giorni hanno saturato le rocce piroclastiche non cementate ed i detriti che poggiano sul substrato calcareo lungo i versanti, aumentando così il sovraccarico e riducendo l'angolo di attrito. il versante viene pertanto interessato da una frana, la quale svolge il compito di ripristinare, le condizioni di equilibrio naturale. È ovvio che se vi sono centri abitati lungo il percorso, questi vengono interessati dal dissesto», spiega Antonio Vallario, ordinario di geologia applicata all'università «Federico II» di Napoli. «Bisogna rammentare che in buona parte della Campania le condizioni naturali sono simili all'area danneggiata, in quanto i calcari ricoperti da piroclastiti sono molto diffusi e queste ultime rocce possono scivolare per i carico di pioggia. Certo le cause del dissesto a monte sono state naturali ma i danni a valle avrebbero potuto essere più contenuti e mitigati se vi fosse stata una più attenta e curata manutenzione del territorio», ricorda Pietro De Paola, presidente del consiglio nazionale dei geologi.

Una nota positiva la offre Angelo Di Rosario, presidente dell'ordine dei geologi della Campania: «Da anni l'ordine dei geologi della Campania ha organizzato convegni per focalizzare l'attenzione sulle aree maggiormente a rischio della regione. I primi frutti stanno maturando. L'assessore regionale all'Ambiente e Difesa del suolo Angelo Grillo ha infatti predisposto in collaborazione con l'ordine, un progetto di legge per la prevenzione del rischio di frana che prevede il censimento dei dissesti e l'organizzazione di una unità operativa per individuare le aree maggiormente a rischio sulle quali intervenire prioritariamente a livello di prevenzione», spiega Angelo di Rosario.

Deve comunque essere osservato che i tempi di ritorno a livello nazionale dei troppi casi di dissesto idrogeologico si stanno abbreviando considerevolmente ed oggi siamo quasi abituati a constatare che due volte all'anno in qualche parte della Penisola si presentano casi di alluvione e frane. «Proprio per tale motivo è opportuno sviluppare alcune considerazioni generali valide non solo per la Campania. In primo luogo vedo con preoccupazione lo smantellamento di molti organi tecnici di Stato delegando e spezzettando le competenze a livello regionale secondo la legge Bassanini. Si perdono in tale modo un coordinamento centrale ed una visione strategica unitaria nella prevenzione del dissesto. Un ulteriore punto critico è dato dalla carenza della conoscenza scientifica relativa alla dinamica della crosta terrestre. Ultimo, ma non meno importante, è la mancata applicazione di molte leggi vigenti», conclude il presidente del consiglio nazionale dei geologi Pietro De Paola. In sostanza emerge l'urgente necessità di invertire l'attuale tendenza dedicando maggiore attenzione e rispetto al nostro territorio.

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