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Le frane in Campania

Rassegna stampa

ROMA
Sabato 9 maggio 1998
Fabrizio Dell'Orefice

Neppure l'Algeria così in basso
Il presidente dei geologi, De Paola: "Manca tutto da trent'anni"

NAPOLI. "Stiamo peggio dell'Algeria". È un'accusa pesante quella di Pietro De Paola, presidente del consiglio nazionale dei geologi. Accusa dura, ma suffragata da dati: in Italia l'ultima carta geologica risale al 1970 e, tra l'altro, è su scala 1:100.000, poco particolareggiata. Non solo. Ma quella su scala 1:50.000 è stata solo iniziata: dei 650 fogli ne sono stati realizzati "pochissimi". L'Algeria - è l'amaro commento di De Paola - ce l'ha da decenni".

Presidente, ma se aveste avuto la carta, si sarebbe potuta prevedere la frana?

"Senza l'alfabeto, Dante non avrebbe mai potuto scrivere la Divina Commedia. A noi manca tutto, anche gli strumenti di base. E manca anche il personale. In queste condizioni è davvero difficile lavorare".

Quanto potete prevedere?

"Poco, pochissimo. In quella zona avevamo solo previsto una pericolosità di massima. Ma si tratta di un allarme generale. Di più era impossibile".

Ha ragione dunque il sottosegretario alla Protezione civile, Franco Barberi, nel sostenere che si è trattato di una calamità non prevedibile?

"Non esistono le calamità naturali. Non tutto è prevedibile. Ma bisogna avere le strutture e i mezzi, che noi non abbiamo".

Ma di chi è la colpa?

"Di chi è la colpa? Guardi, sono trent'anni che diciamo sempre le stesse cose. Manca la cultura geologica, la cultura del territorio. C'è una scarsissima attenzione nei confronti di questo settore. E noi veniamo chiamati soltanto quando ci sono queste tragedie. Se solo fossimo stati chiamati prima... ".

Che cosa sarebbe potuto succedere?

"Non posso dirlo. Vede si pensa che il territorio sia qualcosa di statico. Invece è mobile, cambia, muta. Bisogna tenerlo sempre sotto controllo, studiarlo".

E questo lavoro oggi si fa?

"Direi assolutamente di no. Purtroppo. Ripeto: mancano gli strumenti, i mezzi, le persone, visto che l'amministrazione pubblica non assume geologi. Non si fa nulla per questo settore del quale si scopre l'importanza vitale solo in queste circostanze. Anche l'ultima Finanziaria tanto per citare un caso, ha stanziato pochi soldi pochissimi soldi, per la tutela del territorio. Le cito un dato...".

Dica pure...

"Il 30 aprile, quindi pochi giorni prima della tragedia, la Commissione parlamentare di indagine sulla legge quadro 183/89, quella appunto sulla tutela del territorio, ha presentato i suoi risultati: ebbene, sa cosa è venuto fuori? Non c'è nemmeno un piano di bacino che è stato realizzato. Ecco, questo è lo stato delle cose. A quasi dieci anni dalla legge, siamo ancora all'abc. Esattamente ciò che noi diciamo da anni è oggi agli atti parlamentari. Spero basti a dare una scrollata alle Istituzioni".

Allora c'è una responsabilità del Governo?

"Di tutti. Del cittadino che non rispetta le leggi perché costruisce abusivamente, dei sindaci che non abbattono, del Ministero che non interviene. Ma anche dei Comuni che non fanno i piani regolatori, delle Province e delle Regioni che non intervengono".

E in quest'ultimo caso di Sarno e Quindici?

"Io sono di Benevento. Sono stato sul posto e ho vissuto con commozione ciò che è accaduto. Ora non spetta a me stabilire le responsabilità. Lancio solo un appello: che non capiti più".

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