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Le frane in Campania

Rassegna stampa

Il Sole 24 ORE
Guida agli Enti Locali - Settimanale di documentazione delle autonomie
23 maggio 1998
di CLAUDIO CESI, MAURIZIO D'OREFICE, FERDINANDO PETRONE*
(* Servizio geologico nazionale)

È indispensabile conoscere in dettaglio tutti gli elementi geologici del territorio con la realizzazione di una mappa ufficiale. Un progetto di vasta portata aperto al contributo della comunità scientifica e del mondo delle autonomie locali. Un monitoraggio costante delle zone a rischio e un patrimonio tecnico indispensabile per definire intervalli di pericolo.

Una carta per la prevenzione

Gli eventi catastrofici che hanno colpito le aree in provincia di Salerno e Avellino seguono a distanza di tempo di appena uno-due anni gli eventi altrettanto catastrofici e luttuosi che avevano interessato le province di Lucca, Massa Carrara, Pordenone, Udine e anche aree del territorio di Napoli e Salerno. È la conferma, se mai se ne sentisse ancora l'esigenza, del gravissimo stato di dissesto idrogeologico in cui versano ampi settori geografici del nostro Paese.

Secondo una recente ricerca condotta dal Servizio geologico nazionale (Sgn), in un arco di tempo compreso tra la fine del secondo dopoguerra e il 1990, il costo in termini di vite umane a causa dei disastri idrogeologici ha raggiunto la drammatica cifra di 3.483 unità. Purtroppo è una cifra da aggiornare con dati più recenti.

I Comuni italiani colpiti dal dissesto idrogeologico, sempre nel medesimo periodo, sono non meno di 4.568 (56,5% del totale nazionale), cui corrispondono circa 194.500 chilometri quadrati (65% dell'intero territorio italiano). Nella sola Campania risultano censiti circa 630 eventi di frana.

L'ammontare dei danni a beni, persone e attività causati da frane e alluvioni, stimato dal Dipartimento della protezione civile, è di circa 2.000-3.000 miliardi all'anno.

Sono dati che sintetizzano l'urgenza di una politica ambientale e di pianificazione del territorio degna di questo nome e consona a un Paese quinta potenza industriale dell'occidente e pilastro dell'Unione europea. Il sistema Paese deve essere in grado di dotarsi di strumenti idonei alla previsione e prevenzione delle catastrofi o comunque tali da consentire scelte indirizzate alla mitigazione del rischio e dei danni. Una tale politica non può assolutamente prescindere da una dettagliata descrizione geologica del territorio, né da un'accurata individuazione dei fenomeni di dissesto, coniugata a una approfondita dei meccanismi che li governano e delle cause predisponenti.

Il passo fondamentale consiste quindi nel realizzare la fase conoscitiva di tutti gli elementi geologici del territorio. Lo strumento funzionale al conseguimento di tale obiettivo è certamente la realizzazione della nuova Cartografa ufficiale dello Stato italiano, sia geologica che geotematica. Si tratta di un progetto di vasta portata, coordinato e gestito dal Servizio geologico, ma aperto ai contributi di tutta la comunità scientifica nazionale nelle sue varie articolazioni con l'intervento tecnico-operativo delle Regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano. Al termine del progetto a disposizione 11 652 nuovi fogli geologici alla scala 1:50.000. Elemento distintivo del progetto è la creazione di una banca dati geologica, in grado di recuperare e organizzare, in modo armonico su base informatica, l'intero patrimonio dei dati geologici rilevati e cartografati per la realizzazione della Carta alla scala 1:50.000. Ove necessario è inoltre prevista la realizzazione di fogli tematici (geomorfologici, idrogeologici, gravimetrici e di pericolosità geologica connessa all'instabilità dei versanti) per la descrizione di particolari aspetti e problematiche geologiche. Ed è anche da rilevare che in tale progetto il rilevamento geologico non si esaurisce con il limite delle terre emerse. II settore a mare, costituito dalla piattaforma continentale, ne costituisce parte geologicamente integrante. Per un paese come l'Italia, le conoscenze geologiche nelle aree marine, con particolare riguardo ai processi di modificazione delle nostre coste, hanno pari importanza rispetto a quelle a terra, in quanto in prossimità di queste aree (che presentano in alcune zone problemi di stabilità, di subsidenza e di inquinamento) si concentra una serie di affinità di grande rilevanza economica, sociale e culturale (aree con concentrazioni di attività industriali e turistiche aree a vocazione di parchi naturali).

Uno strumento cosi congegnato (il progetto di cartografi a geologica e geotematica) costituisce un mezzo in grado di evidenziare elementi e situazioni geologiche che in associazione con altri fattori non geologici (in primis i fattori collegati alle attività dell'uomo), concorrono a definire il grado di rischio a cui può essere soggetto il territorio. Esso costituisce di conseguenza uno strumento di base indispensabile per una corretta pianificazione e una adeguata politica d'intervento e di gestione, tesa al riassetto idrogeologico del territorio nel suo insieme. Infatti, sono proprio gli strumenti di tipo geologico, quali la cartografia, il censimento dei dissesti, le misure strumentali, le reti di controllo e monitoraggio, e altro ancora, a fornire sia agli specialisti che operano sul territorio sia ai pubblici amministratori gli elementi per una corretta valutazione e pianificazione.

Ciò significa che la cartografia geologica diviene lo strumento specifico per la conoscenza della litologia dei terreni, delle loro giaciture, dei loro spessori, della loro disposizione reciproca, della loro "fragilità" della loro suscettibilità a modificarsi nel tempo a causa degli agenti atmosferici, delle modalità con cui le formazioni geologiche risponderanno alle sollecitazioni meccaniche indotte dalla dinamica del nostro pianeta. Questa conoscenza rappresenta il contributo specifico Affinché eventi geologici naturali: frane, alluvioni, eruzioni, terremoti, bradisismi, subsidenza, non si trasformino in eventi catastrofici a seguito di una pianificazione del territorio che non tenga conto di tale conoscenza.

Annualmente il nostro Paese dispone di una cartografia geologica alla scala 1:100.000 vetusta (alcuni fogli risalgono agli ultimi anni del secolo passato), disomogenea, in alcuni casi scientificamente superata, inadeguata dunque a far fronte a quelle che sono le moderne esigenze di una nazione, dove l'aumento della popolazione e lo sviluppo economico e tecnologico della società moderna hanno condotto a una utilizzazione sempre più intensa del territorio, con un conseguente incremento della sua vulnerabilità e quindi anche del rischio idrogeologico. Basti pensare, per un confronto su base europea, che la Francia è oggi avviata alla realizzazione della sesta edizione della sua carta geologica ufficiale in scala 1:50.000.

Per far fronte a queste esigenze, nella Finanziaria 1998 venivano stanziati 20 miliardi "una tantum" nell'ambito del "programma annuale di interventi urgenti per la salvaguardia ambientale", da destinarsi alla realizzazione della cartografi a geologica e geotematica ufficiale. Prende così avvio la realizzazione della nuova Carta geologica d'Italia alla scala 1:50.000. Solo con la successiva legge 305/1989 il progetto, che assume la denominazione "Carg", viene inquadrato nella "programmazione triennale per la tutela ambientale", con un finanziamento complessivo, per il triennio 1989-1991, di 80 miliardi.

Un ultimo finanziamento di 10,811 miliardi è stato reso disponibile con l'assestamento del bilancio dello Stato 1996 e con il relativo impegno delle somme entro il dicembre 1997.

A tale data si esauriscono le risorse finanziarie destinabili al progetto di cartografia geologica e geotematica e alle attività strumentali alla sua realizzazione.

I finanziamenti resi disponibili hanno consentito di avviare al rilevamento, con tempi e modalità differenziati, 157 fogli geologici, 17 fogli geotematici e 2 carte sperimentali a più piccola scala su problematiche geologico-ambientali. I fogli geologici rappresentano solamente il 25% del totale di quelli componenti il mosaico della nuova Carta geologica d'Italia alla scala 1:50.000.

II progetto Carg coinvolge circa 50 strutture tra Regioni, organi del Cnr, Dipartimenti e Istituti universitari ed è gestito e coordinato dal Servizio geologico nazionale.

Alle strutture prima menzionate afferiscono circa 800 operatori tra responsabili di progetto, coordinatori scientifici, direttori di rilevamento rilevatori, analisti (sedimentologi, petrografi, biostratigrafi, strutturalisti, geomorfologi, idrogeologi), informatici e cartografi.

In merito alla valutazione e prevenzione della pericolosità idrogeologica sono in corso di realizzazione attività specifiche che si concretizzano attraverso alcuni strumenti cartografici:

La realizzazione di questa guida è nata dall'esigenza di dotare il Dipartimento della protezione civile, e tutti gli organismi pubblici che operano nei settori della previsione, prevenzione ed emergenza, di uno strumento di indagine e di censimento degli eventi franosi rigoroso sotto il profilo scientifico e omogeneo per tuffo il territorio nazionale. La metodologia messa a punto, consente infatti di uniformare, in modo semplice e agevole, le tecniche di localizzazione, caratterizzazione, interpretazione e rappresentazione cartografica dei singoli eventi franosi, e di realizzare nello stesso tempo una banca dati nazionale (Catalogo unico nazionale dei fenomeni franosi) capace di fornire tutte le informazioni disponibili relative agli eventi stessi.

Tratteggiata la funzione basilare della cartografa geologica, si pone ora l'urgenza di assicurare la continuità e la conclusione del progetto Carg. Innanzitutto occorre reperire ulteriori risorse finanziarie, stimabili in prima approssimazione a circa 1.000 miliardi, da erogare modularmente nell'arco di un quindicennio secondo uno specifico programma che consenta la pianificazione delle spese, con la destinazione di una loro quota parte (circa 600 miliardi) al completamento della carta geologica e della quota rimanente (circa 400 miliardi) alla realizzazione di cartografia geotematica alle scale più opportune. Solo uno strumento di legge espressamente mirato a dare continuità al progetto di cartografia geologica può assicurare la sua conclusione.

Sul terreno delle proposte a ciò indirizzate, il Servizio geologico si è fatto promotore, insieme al Comitato per le scienze geologiche e minerarie del Cnr ed esperti regionali, di un documento informa di articolato di legge, che disegna uno scenario di affinità e competenze volte ad assicurare lo sviluppo e la conclusione del progetto di cartografi a geologica. Oltre a questo obiettivo primario, da conseguire in un lasso temporale non brevissimo, ma realistico e accettabile, il documento delinea anche un possibile percorso di riforma dell'attuale organizzazione attraverso cui la pubblica amministrazione affronta e risolve le problematiche connesse all'acquisizione e gestione della conoscenza geologica del Paese. Esso, infatti, suggerisce un possibile "Sistema Nazionale di Servizi Geologici dello Stato Italiano", organizzato su di un livello centrale (Servizio geologico nazionale) e uno regionale (Servizi geologici delle Regioni), cui è assicurata l 'interfaccia con la sfera della Ricerca scientifica (Università e Cnr).

I due livelli regionale e centrale, sono pensati come strutture in permanente collaborazione, l'una con finalità più vicine a livello locale e amministrativo-operativo, l'altra prioritariamente indirizzata ad attività di armonizzazione e coordinamento generale, ma anche, e questo è un aspetto essenziale per la vitalità della proposta, con compiti operativi, di soccorso o di potere sostitutivo per la rimozione di situazioni di inefficienza.

L'articolato è stato predisposto mirando a definire e a ripartire le competenze che debbono essere svolte dai soggetti coinvolti affinché siano assicurate tutte le fasi del progetto, da quelle di predisposizione dei piani di rilevamento, a quella operativa di attuazione degli interventi programmati e, infine, a quella di diffusione dei prodotti realizzati.

Al Servizio geologico nazionale è attribuito un molo preminente di armonizzazione delle attività, in attuazione anche degli attuali compiti istituzionali.

Tale ruolo si esplica in azioni di indirizzo e coordinamento e anche attraverso la predisposizione di strumenti quali i piani triennali di attuazione, la definizione di norme e linee guida, nonché l'esecuzione diretta del rilevamento dei fogli e l'assunzione della direzione scientifica delle attività di rilevamento.

Il Servizio geologico nazionale predispone anche i piani triennali per la stampa e la diffusione dei prodotti realizzati.

Per quanto riguarda le Regioni, l'aspetto fondamentale è che si individuano in esse i soggetti attuatori dei piani triennali, attraverso propri servizi geologici, da istituire con legge laddove non esistenti. È anche contemplato il potenziamento di quelli già costituiti e operanti.

Alle Regioni è assicurato un ruolo propositivo nella predisposizione dei piani triennali e nella individuazione delle esigenze di cartografia geologica sul proprio territorio. A esse è anche assegnato il compito di mantenere aggiornate le basi di dati sulla conoscenza geologica regionale in raccordo con il Servizio geologico nazionale.

Riguardo al mondo della ricerca scientifica, sia Cnr che universitario, è riconosciuta una funzione fondamentale di supporto scientifico in qualità di soggetto in grado di produrre metodologie e conoscenze avanzate nei vari settori delle scienze della terra, che è necessario e opportuno siano riservate nel progetto di cartografia geologica.

Tale azione si sostanzia nel contributo alla predisposizione delle linee guida e delle norme che devono necessariamente presiedere alla realizzazione dei fogli, implicando oltre agli aspetti del rilevamento anche quelli dell'informatizzazione dei prodotti e della rappresentazione dei dati.

Accanto a questa funzione basilare è richiamata quella di intervento diretto nell'esecuzione dei progetti tramite l'assunzione della direzione scientifica delle attività di rilevamento.

II mondo della ricerca concorre alla segnalazione di esigenze di cartografia, curando in particola re, tramite il Cnr, un rapporto triennale sulla disponibilità di cartografia e di documentazione geologica da utilizzarsi eventualmente nei piani triennali.

Due ultimi aspetti appaiono meritevoli di evidenza. II primo riguarda il conseguimento del pieno raccordo tra il nodo centrale, presso il Sgn, del sistema informativo unico e i nodi regionali, nella piena consapevolezza che la carta geologica sia solo una delle modalità di rappresentazione dei dati geologici e che solo un efficace sistema informativo consenta la più proficua e versatile gestione delle informazioni acquisite e nel contempo costituisca il principale strumento di aggiornamento della carta geologica stessa Il secondo concerne l'attività di divulgazione delle conoscenze geologiche accumulate, indirizzate a un pubblico non specialistico, con l'obiettivo fondamentale di diffondere, tra i cittadini, una maggior consapevolezza del grado di pericolosità geologica che grava su vaste aree del Paese. Proprio l'accrescimento di tale consapevolezza può concorrere a una più efficace politica di riduzione dei rischi geologici.

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