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Le frane in Campania

Rassegna stampa

Il Sole 24 ORE
Guida agli Enti Locali - Settimanale di documentazione delle autonomie
23 maggio 1998
PIETRO DE PAOLA - Presidente del Consiglio nazionale dei geologi

Come curare le zone in dissesto

Rifare la storia del disinteresse nei confronti del territorio e dell'ambiente è cosa ardua, giacché bisognerebbe ripercorrere la storia del nostro Paese per almeno 40 anni, analizzandone l'evoluzione culturale, politica, economica e sociale.

Basti citare un dato per tutti: gli oltre vent'anni occorsi per l'emanazione della legge per la difesa del suolo, legge 183/1989, partendo dall'alluvione del 1966 e dall'efficace e ancor oggi attuale relazione della Commissione De Marchi. In tale lasso di tempo non è affatto cresciuta la sensibilità e la operatività in campo ambientale, giacché esse sono avvertite ancora oggi in maniera epidermica e distaccata, né si è acquisito il giusto grado di consapevolezza della funzione delle scienze della Terra, si assiste, sconcertati e avviliti, a diatribe pseudoscientifiche sul dragaggio dei fiumi, sugli effetti del disboscamento, sulla cementificazione del territorio e dei corsi d'acqua, sulla rinaturalizzazione degli ambienti degradati, sull'abbandono della montagna.

Una marea di luoghi concuni propinati in ricette miracolose.

Il problema, invece, è di tipo culturale.

Gli studiosi delle scienze della Terra, geologi in prirnis, denunciano la totale assenza, grave, depreca bile, irresponsabile, di un corretto approccio scientifico al grande tema della gestione e tutela del territorio e dell'ambiente.

Ciò che oggi ancora manca è la conoscenza completa, puntuale, aggiornata del complesso sistema fisico costituente il territorio.

Una conoscenza che deve accrescersi e aggiornarsi in continuo perché la terra "vive", si "muove", si "scuote", in una parola "evolve" verso nuovi e diversificati equilibri fisici.

I tempi di maturazione dei nuovi equilibri sono estremamente vari; possono essere lunghissimi, come quelli occorrenti per lo spostamento reciproco dei continenti o per l'ergersi delle montagne, ovvero brevissimi, come accade per il propagarsi delle onde sismiche, per lo scivolamento di una grande frana, per le erosioni generate da un fenomeno alluvionale.

La geologia ha per oggetto, tra l'altro, lo studio di queste evoluzioni e rapporta, in continuo, i tempi delle attività e delle opere umane ai tempi geologici, individuando, per ciascuna di esse e per quanto possibile, le forme di raccordo, di mitigazione, di armonizzazione; ciò vale per la realizzazione di una qualunque opera di ingegneria civile, come per la gestione delle acque sotterranee o di qualunque altra risorsa geonaturale, ovvero per la prevenzione dei rischi affini della protezione civile. Una alluvione provoca frane ed erosioni a monte, allagamenti di materiali solidi a valle: cambiano, nel giro di qualche ora, i rapporti e gli equilibri tra la montagna e la pianura. l processi geomorfologici tendenti alla costruzione di nuovi equilibri che si instaurano dopo questo traumatico fenomeno hanno, invece, tempi lunghi; il profilo d'equilibrio del corso d'acqua dovrà, ricomporsi, la pendenza delle scarpate dovrà ridisegnarsi, il suolo asportato dovrà ricostituirsi, i fenomeni di erosione, trasporto e sedimentazione si svilupperanno secondo nuove fasi Tutto questo va rilevato e studiato. I risultati di questi rilevamenti avranno valenza limitata nel tempo e nello spazio, essendo riferiti a quel fenomeno, a quel sito, a quell'arco temporale, a quegli equilibri.

Lo stesso fenomeno, anche se riproposto nella medesima area, dovrà essere necessariamente riesaminato perché profondamente modificate risulteranno le condizioni fisiche del momento rispetto a quelle precedentemente rilevate. È stato più volte constatato che questo fondamentale assioma è assente nella cultura di molti tecnici, amministratori, legislatori.

Occorre, quindi, rilevare e aggiornare in continuo tutti i dati fisici del territorio, siano essi geolitologici, geomorfologici stratigrafici, sedimentologici, strutturali, tettonici, idrogeologici, meccanici, reologici, prima di apportare una qualunque modifica al sistema fisico con il quale l 'uomo interagisce, correlando, comunque, la durata temporale delle sue azioni e delle sue opere con quelle estremamente variabili, dai secondi ai milioni di anni dei fenomeni geologici.

È solo utopia supporre che un intervento economico straordinario, che pure brucia migliaia di miliardi, quasi sempre condotto sotto la spinta emotiva dell'emergenza, in maniera scardinata ed empirica, possa favorire l'equilibrio tra processi geodinamici e attività umane; anche perché accade che la ricostruzione condotta sulla base di progettazioni, supportate da dati fisici incompleti, non aggiornati e non rappresentativi dell'effettiva complessa realtà fisica del territorio, magari sulla base e con l'aggiunta di una qualunque "carta geologica", perché "tanto la geologia non cambia".

Assenza di un razionale scientismo, dunque Ma anche assenza di una coscienza ambientale dei singoli, laddove è dimostrato che il diffuso fenomeno dell'abusivismo, ad esempio, è una delle cause concorrenti a incrementare il "rischio" nei confronta di un certo fenomeno naturale, sismico, o alluvionale.

E a incrementare il rischio concorre anche la convinzione che gli studi, i rilevamenti e le indagini sul territorio siano solo costi economici privi di benefici, quindi inutili.

Si smantellano perciò le reti di misurazione degli eventi meteorici di competenza del Servizio idrografico, si polverizzano i Servizi tecnici nazionali, si trascura la realizzazione della carta geologica di competenza del servizio geologico, si ignora la necessità di costruire il Sistema informando unificato (Siu).

Prende forma, pertanto, l'esigenza di potenziare gli enti esistenti e di applicare le leggi già emanate.

Un esempio può aiutare a capire l'esigenza e l'importanza fondamentale che assume, alfine d i favorire la riduzione del grado di "rischio", il rispetto delle leggi, la cui mancata applicazione genera una lunga catena di responsabilità.

L'abusivismo edilizio è atto del singolo, che realizza un edificio ignorando le norme urbanistiche, i vincoli ambientali, le norme di sicurezza, spesso, quindi, in aree a "rischio"; è il primo significativo atto di incultura e di insensibilità ambientale.

La legge 47/1985 impone ai sindaci, che possono disporre degli organi di polizia, la sorveglianza del territorio e conferisce agli stessi la facoltà di procedere all'abbattimento di fabbricati abusivi; siamo al secondo atto di incultura e di insensibilità ambientale ma anche di fronte a vere omissioni di doveri d'Ufficio.

La legge 349/1986 istituisce il ministero dell'Ambiente e conferisce allo stesso, tra l'altro, il potere di inibire opere che danneggino l'ambiente.

Ma anche altre leggi vengono sistematicamente disattese, con gravi ripercussioni sull'ambiente e sulle attività socioeconomiche.

La legge 183/1989, nota come la legge per la difesa del suolo, programma, pianifica e attua tra l'altro: "... la sistemazione e la regolazione dei corsi d'acqua..." nonché "... la difesa dalle inondazioni e dagli allagamenti..." e persino "... l'attività di prevenzione e di allerta... ".

La stessa legge detta norme anche per il funzionamento dei Servizi tecnici dello Stato, chiamati a realizzare, il Sistema informativo unico e la rete nazionale di rilevamento e sorveglianza.

A questi Servizi tecnici si collega, poi, l'Anpa (Agenzia nazionale protezione ambiente) istituita con la legge 61/1994, che promuove la ricerca di base e applicata sugli elementi dell'ambiente fisico, ... sulle condizioni generali e di rischio... la realizzazione del sistema informativo e di monitoraggio ambientale in raccordo con i Servizi Tecnici Nazionali".

In questo processo un'infinità di altre leggi vengono "dimenticate": la legge 431/1985 che tutela le aree di interesse ambientale e vincola per 150 metri le rive dei fiumi e torrenti 300 metri le rive lacustri e marine; il decreto del ministro dei Lavori pubblici 11 marzo 1988 che detta norme in materia di indagini sui terreni e sulle rocce quando interessate da opere di ingegneria.

Esempi di legislazione avanzata; ma anche di elusione sistematica delle norme; di responsabilità individuali e collettive; di giustapposizioni di funzioni e di competenze, la più evidente e lacerante delle quali è rappresentata dalla diarchia ministero dei Lavori pubblici ministero dell'Ambiente evidenziata ampiamente nel corpo della legge 183/1989.

La denuncia può continuare all'infinito, ove si consideri che, accanto a una totale assenza di cultura ambientale, si registra il disordine nell'accavallarsi della pianificazione urbanistica e territoriale (Piani regolatori generali, Piani esecutivi, Put, Piani paesistici, Piani parchi, Piani di bacino, eccetera), le sovrapposizioni legislative (legge Merli, legge 183/1989, legge Galli), il disinteresse per i servizi tecnici dello Stato ( i cui compiti di organizzazione e tenuta delle reti di monitoraggio e del sistema informativo territoriale parlano da soli), la pressione demografica e l'espansione centrifuga delle attività antropiche.

Ma ciò che più conta è l'irrigidimento del "sistema territorio" operato in quarant'anni di attiva, e spesso solo speculativa, realizzazione delle grandi opere di ingegneria, progettate nella quasi assoluta assenza di interdisciplinarietà: si ricorda, per inciso, la condanna per reati ambientali comminata dalla magistratura per le cosiddette opere di "sistemazione idrogeologica" del fiume Basento in Basilicata, per 150 miliardi di lire, progettate ed eseguite nel più assoluto dispregio dei delicati equilibri idrogeologici, geomorfologici e di dinamica fluviale.

La messa in sicurezza del territorio e l'utilizzo razionale delle risorse naturali richiedono come urgenza almeno queste forme prioritarie di intervento: recupero dell'edificato in luogo di ulteriori espansioni urbanistiche; ampliamento e razionalizzazione del le reti di monitoraggio meteoclimatico, fluviale, marittimo, sismico, potenziamento dei relativi servizi tecnici dello Stato; redazione dei principali strumenti conoscitivi del territorio, quali la carta geologica e delle carte tematiche specialistiche; costituzione di servizi tecnici a livello regionale; assunzione di geologi per coprire le gravissime carenze organiche del ministero dei Lavori pubblici, in particolare della direzione generale per la difesa del suolo priva di geologi, del ministero dell'Ambiente, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, anch'esso privo di geologi; una maggior disponibilità di risorse economiche a favore della ricerca tecnico-scientifica nel settore delle scienze della Terra; aggiornamento e snellimento delle procedure previste dalla legge 183/1989 sulla difesa del suolo per la redazione dei piani di bacino, da ritenersi strumento principe per la pianificazione del territorio e della risorsa acqua, per la delimitazione delle aree a rischio idrogeologico e relativi provvedimenti per la messa in sicurezza delle stesse.

Gli atti parlamentari del 30 aprile scorso pubblicano le risultanze della Commissione d i indagine sulla difesa del suolo.

Ma non mancano altre iniziative degne di nota e aperte a una svolta culturale significativa.

Si segnalano: il disegno di legge 47/92 di iniziativa governativa presentato dal ministro Ronchi, di concerto con i ministri Ciampi, Andreatta, Burlando, Bersani, recante "Nuovi interventi in campo ambientale", nel quale si impegnano risorse per la bonifica e il ripristino dell'ambiente, per lo sviluppo della

progettazione di interventi ambientali e promozione di figure professionali, per l'informazione ambientale al fine di costruire il consenso attorno alle politiche di tutela e salvaguardia ambientale: il disegno di legge 23/68 di iniziativa dei senatori Veltri, Pettinato, Giovanelli e altri, recante "Norme per la realizzazione della carta geologica nazionale e la riorganizzazione del Servizio Geologico Nazionale" il cui obiettivo è fin troppo chiaro; l'analoga proposta di legge 35/22 di iniziativa dei deputati Gerardini, Lorenzetti e altri, relativa alla "Realizzazione e .aggiornamento della nuova carta geologica d'Italia, di carte geotematiche di interesse nazionale e delle relative banche dati".

Degno di nota appare il disegno di legge n. 2772, da lunghissimo tempo in gestazione presso l'VIII Commissione Camera, comprendente, tra l'altro, "Misure di salvaguardia delle aree a rischio di alluvione e cifrane": I 'importanza di questo disegno di legge deriva dal fatto che le Autorità di bacino di cui alla legge 183/1989 per la difesa del suolo sono obbligate a individuare le aree a rischio di alluvioni e frane, sulle quali le Regioni e gli Enti locali appongono vincoli di inedificabilità e realizzano opere atte a ridurre il rischio idraulico e idrogeologico.

Una citazione a parte merita, infine, il disegno di legge recante "Legge quadro in materia di contabilità ambientale" di iniziativa del senatore Giovanelli, presidente della Xlll Commissione permanente Senato, nel quale, sulla base dei principi dello sviluppo sostenibile e della necessità di rendere correlabile la contabilità economica nazionale con i cosiddetti "costi occulti" di origine ambientale, si prevede l'adozione graduata e articolata di documenti di contabilità ambientale da parte dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali.

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