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Introduzione

Chi attraversa l’alta valle del Titerno resta stupito dagli scenari che si intravedono: gruppi montuosi con versanti modellati da faglie che sono sottoposti a lembi di superfici spianate, bassi strutturali in contrapposizione a complessi calcarei Valledislocati in posizione predominante, forre che si ripetono ciclicamente nel risalire l’asta torrentizia. Tutto ciò non rappresenta altro che il bordo orientale del Massiccio del Matese le cui vette del Miletto, della Gallinola, e del Mutria ne definiscono la maestosità (1000 kmq). La copertura boschiva, i laghi, la fauna e i siti archeologici ne fanno un gioiello storico-naturalistico-ambientale. Le peculiarità geo-paleontologiche sono state la "palestra" di molti studiosi che hanno fatto assurgere alcune località al ruolo di toponimi famosi. È il caso di Pietraroja, "roja" per le impregnazioni di ossidi di ferro nei suoi calcari, che da circa duecento anni è nota nel mondo per i suoi fossili.

Fu proprio una paleontologa, prof.ssa M. Moncharmont, decana dell’Università degli Studi Federico II, che ebbe, nel 1960, l’idea geniale di riscoprire il giacimento fossilifero della località "Le cavere" in quanto dalla campagna di studio effettuata sull’area dal prof. Geremia D’Erasmo negli anni 1914 - 1915, gli studiosi non riuscivano più a rinvenire reperti fossili significativi. Negli anni settanta furono organizzate, dagli Istituti Universitari di Geologia e di Paleontologia diverse tornate di ricerca anche con "campagne geo-paleontologiche" finalizzate allo studio del versante orientale del Matese e in particolare all’area di Pietraroja. Successivamente, nell’ottobre del 1982, proprio nell’area dell’attuale parco, fu organizzata una campagna di scavo da parte dell’Istituto e Museo di Paleontologia dell’Università di Napoli in collaborazione con il Museo di Storia Naturale di Torino, in quell’occasione furono riportati alla luce un gran numero di reperti fossili (20 casse).

panoramaA seguito di tali ritrovamenti il geologo M. Massarelli, prospettò l’eventualità di creare un parco con lo scopo di consentire, da una parte, agli studiosi di approfondire, tramite ulteriori studi e ricerche, le conoscenze sulla evoluzione dei fossili e della catena appenninica, dall’altra invogliare gli alunni delle scuole elementari, delle scuole medie-superiori e più in generale anche i non "addetti ai lavori", alla conoscenza e all’amore per la natura.

Nell’idea attuativa erano previsti itinerari guidati con ben mostra di reperti e di calchi, fotografie e iscrizioni esplicative con linguaggio semplice ed elementare in modo che tutti potessero comprendere.

Oggi tale parco è ancora allo stato embrionale ma nel tempo non si dispera di vederlo funzionale o di immaginarlo come quello del film di Spilberg dato che l’esemplare più illustre del parco è proprio un dinosauro. La storia ha dimostrato che i fossili di Pietraroja sono "primus inter pares", smentendo, in parte, le conclusioni a cui era giunto lo stesso S. Breislak nel 1798.

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Con il contributo dell'Ordine dei Geologi della Campania

       
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